"Conviviamo con i fondamentalisti islamici, coi fancazzisti albanesi, con gli zingari. Prendete il cammello e tornate a casa!". E' questo l'incipit del film di F. Patierno, il discorso fatto a un emittente televisiva da parte di Libero Golfetto, un imprenditore del Veneto, interpretato da D. Abatantuono, che, una sera, davanti alle telecamere, manifesta uno dei suoi eccessi razzisti, arrivando a invocare uno "tsunami purificatore" nei confronti degli extracomunitari. Quella sera stessa, durante un violento nubifragio, tutti gli extracomunitari scompaiono senza lasciare traccia. Questo elemento "fantastico" è forse l'unico di tutto il film che lo rende una favola grottesca, dai toni molto forti e che si concentra al di là di altri elementi comici, su temi dolorosi che evidenziano i costumi di una società, la nostra. Il film si sofferma in modo intelligente sui sentimenti legati a queste persone scomparse. L'imprenditore veneto è un vero razzista nei modi e nelle parole che usa, ma poi scopriamo che ha una relazione extraconiugale con una prostituta nigeriana, la quale riesce ad estrapolare le sue vere emozioni. La figlia Laura ha una relazione con un operaio di colore della sua fabbrica dal quale aspetta un bambino; mentre il poliziotto Ariele, vorrebbe riconquistarla e il fatto che lei stia aspettando un bambino "negro" lo opprime, ma non approfitta mai realmente di questa situazione, anzi, inizia a preoccuparsi della gravidanza e a cercare il fidanzato straniero scomparso. Il regista ci presenta una crisi di valori, di affetti, un'impossibilità di affrontare i problemi, uno stato di immobilità delle cose, quasi disarmante. Le vicende infatti non giungono mai a una conclusione, non si cerca una risoluzione, o un finale da "bollino verde" per famiglie. Il film rimane sempre in una situazione di stallo, di speranza che qualcosa si risolva, ma, attraverso lunghe scene cariche di malinconia, con i protagonisti alle prese con i propri problemi, si capisce che tutto rimarrà così, che il film non ci vorrà dare una sua soluzione, né un modo per affrontare questo possibile scenario. Ce lo presenta, ci fa riflettere quasi senza volere e poi si conclude, lasciandoci un vuoto enorme, quasi soffocante. Il film e la sua sceneggiatura fanno pensare allo spettatore che una situazione del genere, se si verificasse sul serio, metterebbe in crisi non solo l'economia del Paese, ma evidenzierebbe anche la nostra impossibilità di affrontarla. Una società troppo impegnata a crescere dottori e futuri grandi ingegneri, dal non capire che certi lavori ancora sono necessari. La nostra è una società che ha seri problemi di integrazione con altri popoli e le vere "cose dell'altro mondo" le osserviamo se pensiamo che questo film italiano ha scatenato forti reazioni politiche, da parte della Lega Nord, che ha boicottato la pellicola e gli interpreti portando il governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia a sostenere che "bisogna finire di inondare i veneti e la gente del Nord di infamia. Vogliono dipingerci come zulù, con tutto il rispetto per gli zulù, ma è ora di finirla".

