La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler

Scritto da il 03 Febbraio 2012
Quando uscì il film di Oliver Hirschbiegel sugli ultimi giorni di Hitler nel suo bunker a Berlino, il pubblico si divise. Per molti fu un successo internazionale, per altri un affronto. L'aver cercato di rendere umana la figura del dittatore non piacque. Personalmente trovo che ritrarre Hitler nella quotidianità dei suoi ultimi 12 giorni sia stato geniale. Forse, se non fosse Bruno Ganz a impersonare il dittatore, il risultato non sarebbe lo stesso ma l'attore svizzero riesce, come al solito, a calarsi in un uomo che non provoca compassione ma mostra tutta la caducità del suo essere.

Il film si può dividere in sopra e sotto. Nella parte soprastante il bunker i civili - che condussero Hitler alla gloria - muoiono e, nell'area sottostante, il Führer si dichiara totalmente indifferente all'avvenire del suo popolo ( che considera perdente e non meritevole di sopravvivenza). La pellicola ci restituisce un Hitler atipico, insolito. L'avanzare del Parkinson evidente nella mano ( rigorosamente nascosta dietro la schiena); la gentilezza con cui si rivolge alle segretarie e le attenzioni ai bambini non sono altro che una fotografia di quello che doveva essere il Fürer in privato.Un alternarsi continuo di farneticazioni e ira a una sorta di bieca rassegnazione. La galleria dei personaggi è quanto mai realistica: dall'incosciente volubilità di Eva Braun, un ritratto unico di vanità e leggerezza, alla disperata fedeltà della giovane segretaria (Trandl Junge), all'incapacità degli ufficiali di aprire un varco di ragionevolezza nel grande dittatore.

La pellicola è un crescendo di musica wagneriana che culmina con l'infanticidio praticato da Magda Goebbels nei confronti dei sei figlioletti e il suicidio di Hitler.
Forse il lato più criticato del film, quello cosiddetto 'umano' ma che di umano non ha sostanzialmente nulla, è ciò che può farci riflettere su come il fascino morboso di Hitler abbia trascinato con sé un'intera nazione. Il potere della persuasione passa attraverso le eleganti e gelide uniformi dei gerarchi nazisti, sotto l'incedere della musica di Wagner, sotto il fascino perverso del potere. E tutto ciò fa paura, perché si può inesorabilmente ripetere.

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