Il film si può dividere in sopra e sotto. Nella parte soprastante il bunker i civili - che condussero Hitler alla gloria - muoiono e, nell'area sottostante, il Führer si dichiara totalmente indifferente all'avvenire del suo popolo ( che considera perdente e non meritevole di sopravvivenza). La pellicola ci restituisce un Hitler atipico, insolito. L'avanzare del Parkinson evidente nella mano ( rigorosamente nascosta dietro la schiena); la gentilezza con cui si rivolge alle segretarie e le attenzioni ai bambini non sono altro che una fotografia di quello che doveva essere il Fürer in privato.Un alternarsi continuo di farneticazioni e ira a una sorta di bieca rassegnazione. La galleria dei personaggi è quanto mai realistica: dall'incosciente volubilità di Eva Braun, un ritratto unico di vanità e leggerezza, alla disperata fedeltà della giovane segretaria (Trandl Junge), all'incapacità degli ufficiali di aprire un varco di ragionevolezza nel grande dittatore.
La pellicola è un crescendo di musica wagneriana che culmina con l'infanticidio praticato da Magda Goebbels nei confronti dei sei figlioletti e il suicidio di Hitler.
Forse il lato più criticato del film, quello cosiddetto 'umano' ma che di umano non ha sostanzialmente nulla, è ciò che può farci riflettere su come il fascino morboso di Hitler abbia trascinato con sé un'intera nazione. Il potere della persuasione passa attraverso le eleganti e gelide uniformi dei gerarchi nazisti, sotto l'incedere della musica di Wagner, sotto il fascino perverso del potere. E tutto ciò fa paura, perché si può inesorabilmente ripetere.

