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Cosa farebbero gli immigrati se avessero il diritto di voto? La destra dice che il tema del "diritto di voto" è usato dalla sinistra perché vuole crearsi un bacino di elettori fedeli.  Molti credono al contrario che l'immigrazione sia in genere un serbatoio di voti per le destre, per le forze conservatrici. Chi ha ragione chi ha torto? Noi siamo andati a parlarne con gli interessati.


Torino. Domenica 19 Giugno 2016.  Mentre nei seggi elettorali torinesi si giocava la partita serrata Fassino/Apendino, la mitica squadra di Glob011 è uscita per le strade di Barriera di Milano per chiedere a tutti i migranti incontrati, se sanno cosa succede, se conoscono i candidati rimasti in lizza, e poi, se avessero il diritto di voto, cosa avrebbero votato.

Le risposte più frequenti ricevute sono state: "No grazie!", "Non mi interessa", "No, con il video no"... In modo particolare, non c'è stato modo di riprendere una voce femminile. Tutti uomini.

Ma comunque abbiamo raccolto un piccolissimo campione di punti di vista e di opinioni. Persone molto diverse tra di loro, per origini, per generazione, per condizione sociale e per opinione politica.

Il campione, ovviamente, è troppo ridotto per considerarlo come un sondaggio di tendenza, ma ciò che esce chiaro è ia diversità di opinioni. Forse non è proprio come pensano, sia a destre che a sinistra, che tra gli immigrati vi sia una tendenza dominante.
L'altra impressione è quella della mancanza di certezze. Allo stesso livello delle popolazioni autoctone. Del resto anche i migranti si assorbono la stessa mala-informazione, la stessa cronaca  socio politica distorta e malata di infotainment e di politainment. Assorbono tutto e hanno le stesse paure, gli stessi dubbi e le stesse speranze degli autoctoni. Niente desta e niente sinistra, solo smarrimento, Lo stesso smarrimento globale che colpisce le popolazioni del mondo, qui e ovunque.

Ah! A proposito... Uno degli intervistati é un clandestino. Sì, clandestino vero e proprio. Nel senso che si finge di essere quello che non è. Un famoso poeta e intrattenitore torinese, che si spaccia per immigrato. Chi sa per quale oscura ragione lo farà. Sarà che i poeti se stranieri sono pagati meglio? Tutto per loro e niente per noi. come sempre.  Boh. Vediamo se chi vede questo breve servizio riesce a identificarlo.

 

Un servizio di Murat Cinar e Karim Metref.

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In Presenza del Vescovo Siluan, rappresentante della chiesa romena ortodossa in Italia, e in presenza delle autorità locali e consolari, questa domenica 23/02/2014, si è messa la prima pietra per la costruzione di una chiesa ortodossa romena sul territorio del comune di Moncalieri.
Un evento unico del suo genere in italia e raro nel mondo, la chiesa sarà una delle famose chiese di Legno del Maramures. Conosciute per la loro particolare bellezza e per il fatto che sono costruite senza mai usare chiodi.
La chiesa sarà fabbricata da artigiani del Maramures nei loro villaggi e poi trasportata e montata a Moncalieri.
Il Vescovo Siluan nell'intervista che ci ha concesso ha dichiarato che la chiesa dovrebbe essere pronta per i festeggiamenti di Pasqua.

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In Egitto, oggi sono stati pubblicati i risultati del referendum costituzionaledel 14 e 15 genniao scorso.

Sono 20.613.677 i votanti cioè il 38,6 % dei 53.423.485 aventi diritto. Sui 20.366.730 di voti validi, sono 98,1 % (19.985.389) i “Sì” e 1,9% (381.341) i “No”. Ma il risultato non stupisce nessuno in quanto era chiaro che la maggioranza dei votanti sarebbe stata favorevole, in quanto chi si opponeva al progetto di nuova costituzione aveva chiamato a boicottare la consultazione. (Fonte: Alahram online)

 

La settimana scorsa (14 e 15 gennaio), l'Egitto è stato chiamato a votare per un referendum di approvazione della nuova costituzione. La seconda in due anni. La costituzione del 2012 è stata adottata sotto la presidenza di Mohamed Morsi e un parlamento largamente dominato dal suo partito Giustizia e Libertà (vicino alla Fratellanza Musulmana).

Morsi è stato eletto il 24 giugno 2012 con 51% contro i 48% del suo principale avversario l'uomo del regime di Mubarak, Ahmed Shafiq. Molti reparti della rivoluzione del 2011, pur essendo laici e opposti ai fratelli musulmani, chiamarono a votarlo. Era pur sempre che ridare il potere al torturatore del vecchio regime. Alla testa dello stato e con una assemblea costituente dominata dai militanti del suo partito, Morsi intraprese profonde riforme delle istituzioni egiziane. Usando la nuova costituzione, il parlamento e i decreti presidenziali, fu accusato dalla società civile di costruirsi le basi per un regime ancora peggio di quello di Mubarak.

Nel novembre del 2012, all'indomani di un decreto in cui il presidente Mohamed Morsi si auto-attribuiva ampi poteri nel campo giudiziario, la piazza egiziana ricominciò a bollire. Cominciò una mobilitazione che non aveva uguali che nelle “milionie” della fine dell'era Mubarak. Un movimento chiamato Tammarud (ribellione) si organizza poco a poco e comincia a mobilitare numeri sempre più grandi di persone. La sua raccolta firma per l'empeachment del presidente Morsi raggiunge 20 milioni di firme. Un record assoluto. Il 30 giugno 2013, milioni di manifestanti scendono nelle principali piazze egiziane. Gli scontri saranno violenti tra manifestanti e contro manifestanti vicini ai fratelli musulmani: 16 morti a Il Cairo. Il 3 luglio 2013, l'esercito interviene sciogliendo le istituzioni elette e arrestando il presidente Morsi e il suo staff.

Il 4 luglio viene nominato presidente ad interim il presidente della corte costituzionale, Adli Mansour. Ma l'uomo forte del paese è senza dubbi il generale Abd al-Fattah Khalil al-Sisi

Nel paese comincia una fase di scontri tra forze dell'ordine e oppositori al governo morsi da una parte e i fratelli musulmani e i sostenitori di Morsi da un'altra. Sono giorni duri. I fratelli musulmani sono accusati di istigare alla violenza e ad avere manifestanti armati in mezzo alla folla. L'esercito e la polizia non si fanno pregare e rispondono con fuoco abbondante. I morti si contano a centinaia.

 

Questo referendum proposto al paese è una specie di riconoscimento democratico per un lavoro svolto in assenza di ogni legittimità popolare. Mentre lo scontro di piazza aveva lasciato il posto agli attentati e alla repressione silenziosa (con dichiarazione della fratellanza musulmana come organizzazione terroristica e arresto dei suoi vertici), la nuova assemblea costituente era al lavoro e ha abrogato (molto leggermente) la precedente versione della costituzione adottata nell'era Morsi.

Pochi sono le differenze. Qualche miglioramento sul fronte del diritto delle minoranze, sulla parità uomo donna e il riconoscimento dei testi internazionali adottati dall'Egitto. Ma si trova anche qualche punto molto discutibile come quello che riguarda la nomina del ministro della difesa in seno agli ufficiali.

Non è quindi la lettera stessa della costituzione a essere l'oggetto del referendum ma ben il riconoscimento dell'annullamento del mandato elettorale dato a Morsi e ai fratelli musulmani e il riconoscimento del nuovo ordine delle cose. (Vedere qui una tabella comparativa delle due costituzioni)

A qualcuno potrebbe sembrare insufficiente il 38.6 % di votanti per adottare una nuova costituzione. Ad altri il 98.1 % di “Sì” potrebbe sembrare sospetto. In realtà il numero di votanti è una vera vittoria in quanto la precedente costituzione dei fratelli musulmani era stata adottata con circa 32,9% soltanto di votanti. E con un 63,8% di voti favorevoli. Cioè soli 11.213.696 di sì nella precedente consultazione contro i 19.985.389 di questa ultima. Poco meno del doppio.

Invece per il numero altissimo di consensi, non c'è nessuna sorpresa, e i media internazionali non hanno annunciato nessuna frode elettorale. La spiegazione è dovuta al fatto che la stra-maggioranza dei votanti erano pro nuova costituzione. Gli altri quelli che contestano non la lettera della costituzione ma il contesto generale e il modo in cui è stata proposta, hanno semplicemente chiamato a boicottare.

 

Questo risultato apre una nuova stagione politica in Egitto. Molti parlano di possibile ritorno al regime militare. I militari in effetti escono molto rafforzati da questa esperienza. I giovani della rivoluzione che hanno lottato a lungo per ridimensionare il potere dell'esercito hanno dovuto mordere forte la lingua per avere il coraggio di riconsegnare il paese al Generale Al Sisi. Oggi si parla di possibile candidatura di questo ultimo alle prossime presidenziali. I segnali dai media governativi, sono fortemente a favore di un candidato militare. Segno che la nomenclatura dentro le istituzioni spinge per un ritorno alla “normalità” pre-rivoluzionaria.

Ma i giovani che hanno imparato da poco a dire “no” non ritorneranno così presto al loro silenzio. Parlano di mantenimento della vigilanza e di una rivoluzione che non fa che iniziare.

 

Nel Video: Il presidente della commissione elettorale annuncia i risultati ufficiali. Attivare i sottotitoli per l'Italiano.

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Domani, 15 novembre 2013, l'Albania deve dare una risposta alla Nato sulla proposta di usare il territorio della piccola repubblica balcanica per la distruzione delle armi chimiche sequestrate all'esercito siriano. Oggi molti albanesi attraverso il mondo si sono dati appuntamento nelle piazze per dire un forte "jo", no, a questa proposta.

Anche a Torino, alle 12 in Piazza Carignano, una trentina di cittadini albanesi si sono radunati con bandiere, striscioni e cartelloni ostili alla possibilità dell'uso della "terra delle aquile" come discarica chimica.

Per conto di Glob 011 abbiamo intervistato Indrit Aliu, uno dei promotori della manifestazione e noto attivista per i diritti dei migranti in città.

Indrit ci spiega la dinamica del progetto e tutti i problemi che si nascondono dietro. L'Albania, dice, non può essere usata come territorio per fare il lavoro sporco della Nato. Perché è piccola, perché ha un sistema ecologico fragile. Perché è debole e non ha le infrastrutture necessarie. Perché c'è una forte corruzione in seno al suo sistema di stato e quindi le armi rischiano di ritrovarsi sul mercato nero molto presto. Perché un inquinamento da armi chimiche o soltanto il rischio potrebbe mandare in rovina una economia molto fragile dove il turismo è una delle fonti principali.

No quindi dicono in coro gli albanesi riuniti sulle piazze di mezzo mondo. No al lavoro sporco per conto della Nato e della Russia. Le armi vanno smantellate nei paesi che le hanno esportate in Siria.

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Video intervista di Marco Anselmi per l'articolo:

"Vivendo nel Centro Agimi Euro-Giovani, qualunque attività si svolga, continuamente si è accompagnati da musica, anche nei lavori più duri sempre si è guidati da questa."
"...Mustafà: ragazzo egiziano che ha differenza degli altri di cui si è parlato sopra, ora non vive più nel centro e che non ha avuto problemi nel mostrarsi davanti a una telecamera e a raccontare la sua storia. Quindi senza che aggiunga nient'altro vi lascio alla sue di parole"

Articolo di Marco Anselmi: http://www.glob011.com/italie/item/66...

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