Fuochi fatui

Scritto da il 15 Febbraio 2012
Fuochi fatui Renato Guttuso
Il Sud è come il Vesuvio, dorme, ma se si dovesse svegliare ... sarebbe un vero cataclisma per tutti! No, il Sud è come l'Etna, ogni tanto fa finta di arrabbiarsi, ma in fin dei conti non fa male. I luoghi comuni si sprecano, ma a volte per aprire un discorso serio sul futuro del Sud e dunque dell'Italia intera, tornano abbastanza utili. A questo punto la domanda è: Somigliano più al Vesuvio o all'Etna le ultime proteste/rivolte siciliane, poi deflagrate in Calabria, con qualche scintilla giunta persino in Campania, per poi avere ripercussioni in Lazio e qualche flebile sussulto addirittura in Toscana, fino a lambire il Nord più o meno profondo?

La risposta è: Non somigliano né all'uno né all'altro, purtroppo, per quanto alcuni continuino ad augurarsi che il Vesuvio erutti sul serio, così da poter cancellare definitivamente dalla faccia della Terra quella parte di Paese giudicata parassitaria o quanto meno non più necessaria, ma senza la cui manovalanza disperata l'Italia non sarebbe mai nata, cresciuta, nè si sarebbe arricchita, per quanto in maniera squilibrata, dal momento che da 150 anni a questa parte a tirare la carretta è il Sud il quale, trasferitosi in massa al Nord, non ha fatto altro che continuare a rimpinguare casse e virtù di quest'ultimo, impoverendo progressivamente se stesso, ma ... torniamo a bomba:

A chi hanno fatto bene questi nuovi "Vespri siciliani"? Beh, di certo non alla Sicilia, né alle altre Regioni meridionali, che hanno pagato il prezzo più alto, a vantaggio di chi? Della mafia e della sua fabbrica di disperazione a denominazione d'origine controllata, dicono alcuni. Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, sin dall'inizio della "rivolta" ha denunciato infiltrazioni mafiose nel movimento dei forconi, il movimento per altro non ha mai smentito chiaramente, molti dei suoi capi-popolo si sono sempre limitati a dire: "Ma è "normale" che la mafia ci provi ...!" Come dire: Avendo rinunciato a sconfiggerla nel 1992, oggi non possiamo far altro che scendervi a patti. Dopotutto da sempre mafia e Stato si contendono il controllo dello stesso territorio, o si combattono o stringono accordi (Paolo Borsellino).

E poi i grandi assenti: I giovani. I giovani in Sicilia, come nell'intera penisola non esistono, se non per lanciare di tanto in tanto qualche sasso dai cavalcavia, per ingrossare le fila dell'esercito di "Idioti" padani stucchevolmente battezzati con l'acqua inquinata (da ignorante retorica) del Po o al massimo per indignarsi, ma senza potersi mai effettivamente riappropriare del proprio presente, né tantomeno del proprio futuro, se non fuggendo ... per andare a pulire il culo di qualcuno in giro per il mondo, con l'illusione di sentirsi concretamente valorizzati, anziché provare a dare dignità alla merda lasciata loro in eredità dai loro padri e iniziare finalmente a valorizzarsi, proponendosi come parte integrante di un mondo che potrebbe cominciare a vederci anche come punto d'approdo (non solo per venire in vacanza) e non unicamente come porto da cui mollare gli ormeggi, salpare e ... chi s'è visto s'è visto!

Questo è un Paese in cui i padri non vogliono farsi da parte, in cui la mafia è endemicamente legata all'assetto socio-economico dello Stato, in ogni suo sottomultiplo istituzionalmente preposto al controllo e alla gestione delle risorse territoriali e dove la flebile eco Nord-africana, passata attraverso pseudo-moti insurrezionali come quelli siciliani di lombardiana fabbricazione, ne è la più recente e piena dimostrazione. Mi auguro di poter vedere in futuro altre rivolte, ma che siano più autodistruttive possibile, il vuoto che lasceranno non ci vedrà in lacrime ...

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