Profughi dal Nord Africa: Comuni senza cibo né acqua

Scritto da il 28 Maggio 2012
Profughi dal Nord Africa: Comuni senza cibo né acqua takver.com

La Rete dei Comuni Solidali scrive al ministro Riccardi per denunciare i ritardi nei pagamenti per l'accoglienza. A rischio l'esperienza di Riace e di altri Comuni calabresi.

 

Sono mesi che lo Stato non paga i Comuni che accolgono i profughi nordafricani e ora questi rischiano di rimanere senza cibo e senza medicine. Questa è la denuncia contenuta in una lettera che la ReCoSol (Rete dei Comuni Solidali) ha indirizzato il 24 aprile al ministro dell'Integrazione Andrea Riccardi. ReCoSol rappresenta più di trecento comuni italiani e tra questi ci sono anche Riace e Acquaformosa, due Comuni calabresi che da anni hanno attivato un progetto per l'accoglienza dei rifugiati politici provenienti dall'Asia e dall'Africa, accoglienza che ha ripopolato borghi altrimenti abbandonati e che ha dato nuova spinta all'economia locale.

Otto i mesi di ritardo

Ma questa economia rinnovata ora rischia di essere compromessa dai ritardi nei pagamenti. Riace, il comune che ha dato il via ai progetti di seconda accoglienza in una zona difficile come quella della Locride – tanto da suscitare l'interesse di Wim Wenders che ha ambientato proprio a Riace il suo film “Il volo” - ospita al momento 120 rifugiati e attende da ben otto mesi i fondi dalla Protezione Civile. «Quando abbiamo offerto la nostra disponibilità ad accogliere i profughi abbiamo stipulato un accordo con la Protezione civile regionale che prevedeva un rimborso di 46 euro al giorno per persona» spiega Domenico Lucano, sindaco di Riace. «Anche se ritardi nel trasferimento dei fondi per l’accoglienza sono sempre stati frequenti, una situazione come quella attuale non si è mai verificata. I ritardi stanno mettendo a serio rischio la serena convivenza, fino a creare una grave emergenza di convivenza civile dovuta al rifiuto di continuare a far credito da parte dei fornitori di generi di prima necessità (alimentari, farmacie ecc.)».

Sia i sindaci che Recosol ammettono che quando i fondi erano gestiti dallo Sprar (il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) le cose andavano meglio. Con l'emergenza Nord Africa la responsabilità è passata nelle mani della Protezione Civile ma nonostante tale emergenza sia stata prorogata per tutto il 2012, le risorse non sono ancora state messe a bilancio dal Consiglio dei ministri. «Attraverso le scelte del governo» scrivono Giovanni Manoccio, sindaco di Acquaformosa e Lucano «si è volutamente cercato di distruggere il sistema “Asilo”, sostituendo le politiche di accoglienza e integrazione che rispondevano ai progetti Sprar a quelli altamente redditizi della protezione civile, vanificando di fatto una politica che in 10 anni aveva garantito politiche di inclusione sociale». Il debito ammonta ora a circa 1 milione e 300mila euro. Così quella che finora è stata un'interessantissima esperienza di accoglienza e rilancio del territorio, rischia davvero di esplodere.

Il rischio di una nuova Rosarno

Ai ritardi nei pagamenti si aggiungono poi quelli relativi alle convocazioni per esaminare le domande di asilo. Ci sono rifugiati che attendono anche un anno dopo l'arrivo in Italia mentre la legge prevede che l'audizione si debba svolgere in tempi non superiori a tre mesi dalla richiesta d'asilo. Sono 1600 i richiedenti asilo dislocati in varie località della Regione e gli stessi Sindaci,  hanno evidenziato come il 70% delle domande vengano respinte senza verificare le esigenze di protezione umanitaria. “In Calabria si rischiano altre Rosarno”: questo l'ammonimento che i Sindaci Lucano e Manoccio hanno scritto in un'altra lettera pubblica. “I dinieghi fanno diventare questi migranti facile preda della criminalità organizzata. Tutto ciò rappresenta una miscela esplosiva, della quale le forze politiche e sociali si stanno completamente disinteressando, lasciando l’onere della gestione solo ed esclusivamente agli enti gestori dei progetti. Non bisogna di certo essere degli esperti in immigrazione per capire che la situazione è a livelli di guardia e che merita attenzione soprattutto dal competente ministro dell’Integrazione che tra l’altro è un ottimo conoscitore di queste tematiche. Non vorremmo da qui a breve riempire le prime pagine nazionali per le rivolte dei migranti, dopo che un governo di pura propaganda leghista, ha distrutto un sistema di accoglienza sostituendolo con una logica di emergenza continua tanto cara all’ex sottosegretario Bertolaso.”

Una legislazione più ampia

Una spiegazione i funzionari responsabili delle domande respinte l'hanno fornita. Sono infatti da considerarsi rifugiati solamente quelli che effettivamente sono fuggiti dalla guerra in Libia e non da altri conflitti africani seppur partiti dai porti libici. La replica di Recosol non si è fatta attendere: “la Rete dei Comuni Solidali si unisce alla pressante richiesta avanzata al

Governo Italiano dal Tavolo Asilo che in data 12 marzo 2012 ha chiesto con una nota pubblica rivolta all’Esecutivo di valutare l'opportunità di una più ampia attuazione delle norme vigenti in materia di protezione umanitaria che permetterebbe di rilasciare un permesso di soggiorno alla maggior parte delle persone arrivate dalla Libia e la concessione di un permesso di soggiorno a titolo temporaneo a quanti non hanno ottenuto il riconoscimento della protezione internazionale, né la protezione umanitaria”.

Lascia un commento