GLOB MUMMY...L'Italia un paese per donne?

Scritto da il 21 Gennaio 2016

di Gabriella Mancini

Quattro donne, quattro storie, quattro voci. Un piccolo coro che si unisce alla grande realtà statistica italiana. Siamo il peggior paese in Europa in tema di occupazione: solo il 65% delle donne senza figli lavora, segue un 60,6% di quelle con un figlio, il 54,8% con due figli e il 42,6% con tre figli. I servizi per la prima infanzia, carenti e costosi, contribuiscono a mantenere alto il livello di disoccupazione per le donne con bambini sotto i tre anni. Dai racconti delle nostre donne emerge, oltre alle varie difficoltà di conciliazione tra lavoro e famiglia e le inadeguate politiche sociali in merito, una mentalità ancora retrograda atta a delegare quasi esclusivamente alla donna la cura della famiglia. E questo, aldilà di ogni estrazione culturale o sociale. Allo stesso tempo, questo lavoro domestico, dato per scontato, non riconosciuto né sostenuto da un apparato giuridico, sociale e retributivo che lo tolga dalla precarietà ne riconosca la dignità come "lavoro" e ne valorizzi il grande e indispensabile contributo che da tutta la società. La Cnn ha recentemente pubblicato una classifica dei migliori paesi per le mamme lavoratrici. Su otto, sette sono in Europa: si tratta di Islanda, Svezia, Danimarca, Francia, Paesi Bassi, Finlandia e Norvegia. All'o ttavo posto c'è il Canada. Sono paesi dove il diritto al lavoro e alla maternità non può e non deve essere violato, in nome di un codice etico e civile che fa rima con la progressione dell'umanità.  Alcune domande sorgono: che bisogna fare per rivoluzionare un modus pensandi così cristallizzato e trasformare questo stato di cose? Cosa fare perché la maternità e l'educazione dei figli non diventi un privilegio per ricchi? Cosa fare perché la famiglia (uomo, donna e figli) - non la carriera, la produzione, lo stile aziendale - continui a essere al centro della nostra vita sociale?

Le risposte sono difficili a darsi, visto che più elementi - politici, sociali e antropologici - dovrebbero intervenire all'unisono. La riflessione merita però un approfondimento e una lente focale su un terreno più ampio. Se l'esser genitore al femminile comporta spesso la rinuncia al lavoro o la decontestualizzazione della persona in più spaccati sociali, con un alto rischio di alienazione, molte risposte vanno sicuramente ricercate nel nostro modello societario attuale. Un modello che prevede (in misura trasversale per uomini e donne) la produzione senza sosta e la corsa alla competizione in ogni ambito. Varrebbe allora la pena di agire tutti insieme per trasformare in realtà le parole, oggi considerate "utopiche", di Silvano Agosti che, nel suo libro Lettere dalla Kirghisia disegna un paese "ideale" dove: [...] in ogni settore pubblico e privato, non si lavora più di tre ore al giorno, a pieno stipendio, con la riserva di un'eventuale ora di straordinario. Le rimanenti 20 o 21 ore della giornata vengono dedicate al sonno, al cibo, alla creatività all'amore, alla vita, a se stessi, ai propri figli e ai propri simili. La produttività si troverà così triplicata, dato che una persona felice sembra essere in grado di produrre, in un giorno, più di quanto un essere sottomesso e frustrato riesce a produrre in una settimana [...]. Un ribaltamento di paradigma, questo, che rivoluzionerebbe un sistema al collasso e - forse - annegherebbe le diseguaglianze in virtù della formazione di un essere umano più completo e ricco interiormente.


QUATTRO DONNE SI RACCONTANO:


Gemma

Emna

Melissa

Claudia

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