Arrivo a Madrid per passare qualche giorno con una carissima amica e mi trovo ospite in una situazione abitativa molto accogliente, che poi scopro essere anche intellettualmente interessante. Vengo subito accolto in una cena calda, che rivela il grande affetto di cui, in pochi mesi, ha già saputo farsi avvolgere la mia ospite e inizio a capire dove sono. A cena con noi c’è Maurilio de Miguel, il proprietario della casa con patio in cui sono ospite.
Il quartiere si chiama Carabanchel a sud-est rispetto al centro di Madrid, e iniziamo a parlare di “crisi e mutamento delle relazioni”. Maurilio mi racconta la sua storia, circa cinque anni fa si trova a vivere una profonda crisi economica, professionale e sentimentale che lo porta a dover ridefinire la sua situazione personale su vari piani dell’esistenza: relazioni affettive, lavoro, risorse economiche. Nasce la necessità di “inventare un nuovo sistema di sopravvivenza” e la prima idea è di iniziare ad affittare alcune stanze, il progetto prende forma poco a poco e la casa si modella sulle nuove esigenze: le camere si riducono in volume ma aumentano in numero e si creano zone di condivisone. La coabitazione inizia a generare nuove relazioni intorno ad un progetto: creare un sistema di convivenza per reagire alle varie situazioni di crisi, spesso associate a riduzione del reddito e frustrazioni personali. L’obiettivo comune diventa “creare un microcosmo protetto”, dove le persone si possano sentire tutelate e accolte. Così prendono forma una ventina di stanze, in due casette contigue ma indipendenti, che accolgono altrettante persone.
L’elemento di “crisis” viene spesso riconosciuto nel percorso di chi giunge in questo sistema di “clan”, in cui sono gli eventi dell’esistenza, legati alla riduzione della disponibilità economica, ad indurre la ricerca e l’individuazione di nuove opportunità. L’idea di questo “microcosmo abitativo” è di condividere risorse umane ed economiche. Cercare di risolvere e soddisfare i bisogni, innanzitutto partendo dalle risorse interne di questo clan “che ambisce ad essere autosufficiente dal punto di vista economico, pratico e sentimentale”. Le decisioni vengono prese collettivamente con sistema assembleare. Periodicamente le persone che vivono situazioni di crisi economica vengono sostenute per poter superare questi momenti ed è possibile negoziare il proprio contributo economico alla vita della casa in cambio di lavori per la collettività. Le relazioni si basano su vincoli di “famiglia politica” dove i legami vengono continuamente negoziati e mai dati per scontati.
L’idea è di ispirarsi al “socialismo utopico” pur tenendo conto del sistema capitalistico in cui si è immersi, in fondo l’idea di questa realtà nasce e si sviluppa per risolvere un effetto collaterale del capitalismo: terminare di pagare il mutuo di queste due casette e sostenere le spese familiari notevolmente incrementate da separazioni e necessità di altre case!
*un breve video su questa interessante esperienza: http://www.lasexta.com/sextatv/pisocompartido/un_buen_refugio_de_artistas/255913/6553

