La poesia…sotto il pelo dell’acqua

Scritto da il 14 Marzo 2014
SOTTO IL CIELO DI LAMPEDUSA. Annegati da respingimento Antologia poetica, Edizioni Rayuela, gennaio 2014, Euro 15,00

«Mettersi è il verbo di chi deve andare allo sbaraglio di un’emigrazione: mettersi nel viaggio. È carovana, pista nel deserto, in mani di mercanti di persone. Sono i peggiori: di qualunque altra mercanzia avrebbero premura di custodia e consegna. Il corpo umano è diventato la più redditizia delle merci». Sono alcuni dei versi dell’intensa prefazione di Erri De Luca per l’antologia Sotto il cielo di Lampedusa, raccolta di poesie per ricordare le tragedie dei migranti, pubblicata dal giornale online Glob011e dalla casa editrice Rayuela, grazie all’organizzazione «100 Thousand Poets for Change» di Bologna. Il progetto dell’antologia ha origine dalla notizia degli annegamenti di massa, il 3 ottobre 2013 a Lampedusa, punta di un iceberg che ha visto morire nell’indifferenza delle politiche nazionali e internazionali una moltitudine di esseri umani alla ricerca di un destino, forse, migliore. Raccoglie 85 poesie scritte da 69 poeti affermati e esponenti della poesia civile, italiani e stranieri, donne e uomini, accomunati dallo stesso desiderio di dar voce a chi, purtroppo, è stato costretto a tacere. Storie, emozioni, parole e sentimenti rinascono dalla carta, nuotano tra le pagine e ripescano le identità dei sommersi, ne fanno sentire l’indignazione e il dolore, ce lo consegnano attraverso il miglior medium possibile: la poesia. In una babele linguistica prendono vita suoni senza suono: francese, inglese, dialetto romagnolo e dialetti siciliani/lampedusani, versi elegiaci e prosaici. Tutto il mondo in un’antologia che è tanto intensa quanto necessaria.

«DIAMOCI DEL TU»: INTERVISTA CON PINA PICCOLO (poeta, scrittrice e giornalista, una delle organizzatrici di «100 Thousand Poets for Change» di Bologna)

In anni diversi, la tua famiglia ha vissuto l’esperienza della migrazione. Cosa ti è rimasto dentro di quell’esperienza e come si è tradotta nel tuo lavoro?

Vengo da una famiglia che migra da generazioni. Io sono nata negli Stati Uniti da genitori calabresi ma con altre origini. Sono tornata in Italia a 6 anni, ritornata in California a 16, per ristabilirmi nuova- mente in Italia a 47 anni. Tutto questo andirivieni ha contribuito a farmi sentire estranea a entrambi i luoghi, ad acquistare una distanza critica che mi ha sempre fatto considerare tutto da almeno due punti di vista. La poesia è stata un rifugio per la mia alterità ed è la forma artistica più consona a chi sta ai margini, tra due lingue e due esperienze di vita. Per questo mi riconosco in chi affronta il viaggio della migrazione e il difficile processo di adattarsi a un altro luogo. L’indignazione scaturita dall’amnesia storica che ha l’Italia, riguardo l’emigrazione e la migrazione interna, si è poi tradotta in scrittura: saggi, poesie e interviste sono diventate il mio veicolo di comunicazione per tramettere il mio pensiero sul tema, in un contesto poco aperto agli «outsider».

Con quale processo poetico sei riuscita a trasmettere una simile forza nei versi e nelle immagini?

Sono cresciuta ascoltando racconti di navi sballottate nella bufera (mia madre e i miei fratelli fecero il viaggio di ricongiungimento familiare con mio padre, che già lavorava in fabbrica in California dalla fine del 1951, proprio sulla celebre «Andrea Doria»). Nella mia vita sono stata fortunata e ho avuto molte opportunità, specialmente quella di vivere gli anni ‘70 e ‘80 in un contesto come quello di Berkeley in California. Nella zona di San Francisco non era insolito che la poesia affrontasse argo- menti sociali e che nelle manifestazioni contro le tante guerre ci fossero poeti a recitare i propri versi. Ho cercato di portare in Italia un po’ di quella esperienza e, forse, la veridicità delle immagini e la forza delle poesie che scrivo, arriva proprio dal mio bagaglio di vita.

La raccolta unisce poeti da tutto il mondo, con un’attenzione particolare alle donne. Quali stili al femminile possono caratterizzare e dare risalto, secondo te, a tutto il progetto?

All’interno dell’antologia ci sono 48 poesie scritte da donne e 33 da uomini. Le voci femminili hanno una grande varietà di toni e stili: si va dallo stile elegiaco sia di Selam Kidane che di Awa Meite Til, eritrea la prima, maliana la seconda, a quello sarcastico grottesco di Alessandra Carloni Carnaroli, da una poesia densa e filosofica con attenzioni storiche quali quelle di Meth Sambiase e Fernanda Ferraresso a quella immaginifica, con punte quasi pittoriche di Patrizia Dughero, alla vena surreale di Marina Mazzolani. Molto toccante, poi, la voce di Maria Sardella, un dialogo semplice ma che co- glie l’esperienza materna nella sua quotidianità.

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