Dal 18 marzo 1992, con una legge regionale N°16 è stato istituito l’Ente Regionale per il Diritto allo Studio Universitario del Piemonte, meglio noto come EDISU Piemonte. Da sempre ruolo di questo istituto è stato quello di favorire l'accesso e il proseguimento degli studi universitari a favore degli studenti capaci e meritevoli ancorché privi di mezzi economici, ma da qualche tempo le cose sono cambiate, infatti, quest’anno, L’Ente versa in una grave crisi a seguito dei tagli da parte della Regione Piemonte (principale finanziatore dell'Ente) che diventa così il "fanalino di coda" del diritto allo studio in Italia. Le scelte della Giunta Regionale di Roberto Cota stanno, infatti, smantellando il sistema di welfare studentesco regionale attraverso la riduzione del 70% dei finanziamenti per il diritto allo studio: questi tagli hanno permesso di erogare solo il 30% delle borse di studio, vuol dire che 8000 su 12000 studenti non riceveranno la borsa cui hanno diritto.
È grave la noncuranza di questa Giunta Regionale, che sino a luglio aveva garantito che avrebbe trasferito nelle casse dell’EDISU venti milioni di euro (che in ogni caso non sarebbero stati necessari a garantire il 100% della copertura delle borse di studio) e poi si è tirata indietro trasferendone solo otto. Se l’Ente è riuscito a garantire quel risicato 30% di borse di studio, è solo grazie ad ulteriori altri sei milioni circa che provengono da un risparmio del Consiglio Regionale. Con questi scellerati tagli è messa in discussione l’erogazione, non solo delle borse di studio, bensì di tutti i servizi finora offerti dall’Ente: questi per la maggior parte dei borsisti, rappresentano l'unico mezzo per accedere all'Università, senza il quale l'unica alternativa concepibile è l'abbandono degli studi. Molti studenti stranieri o provenienti da altre regioni dovranno così abbandonare le Università piemontesi, facendo perdere queste anche di prestigio.
L’ultimo sgarbo fatto a quest’istituzione, e a tutti gli studenti che rappresenta è andato in scena lo scorso lunedì 6 febbraio, teatro di questo le celebrazioni dell’Anno Accademico 2011-2012, dove il presidente Cota, insieme ai suoi fedelissimi, tra cui l’Assessore agli Enti locali Elena Maccanti, hanno disertato l’evento per tenere una conferenza stampa sul Diritto allo Studio; facendo dichiarazioni che hanno attaccato tutto il sistema universitario, compreso il Rettore Ezio Pelizzetti, col preciso intento di deresponsabilizzare la Regione dalla gestione dell’Edisu.
Naturalmente gli studenti sono stanchi di tutto ciò e ritengono la misura colma ormai da tempo, per far fronte a questa situazione da mesi ormai si stanno mobilitando in tutte le maniere a loro possibili e più congeniali (cortei, volantinaggio, presidi, lettere pubbliche e indirizzate alle amministrazioni locali); per cercare di far prevalere la loro volontà di riprendersi quelle borse di studio, un tempo diritto ora quasi un privilegio. E come si dice spesso, l’unione fa la forza e così i ragazzi si sono compatattati e da circa un anno, col sopraggiungere dei primi tagli, hanno dato vita al MOVIMENTO DEI BORSISTI: un movimento spontaneo, nato con l’esigenza di contrastare questi tagli e informare tutti gli studenti piemontesi e no sullo status quo delle cose. Da subito questo movimento ha iniziato a collaborare e coordinare la lotta con i rappresentati degli studenti presenti nel Consiglio d’Amministrazione dell’EDISU. Organo nato nel 1992, contemporaneamente alla nascita dell’Ente stesso. Noi abbiamo avuto l’occasione di incontrare e scambiare qualche parola sulla situazione con Valentina Schifano, studentessa di Giurisprudenza e rappresentate studentesco del C.d.A., eletta democraticamente, con la lista degli Studenti Indipendenti. Nei pochi minuti con Valentina, dalle parole e dagli sguardi della ragazza si è evinta fortemente la tenacia sua e del Movimento dei Borsisti tutto a non concedere più nulla, ma ciò che più colpisce è la vitalità e la forza nel dire BASTA a questi soprusi. Quello che per voce sua tutto il mondo studentesco chiede al Presidente Cota, è il ripristino dei fondi regionali tagliati, ma soprattutto ed è questo il punto più importante delle loro battaglie, la rivisitazione del bando studentesco per accedere alle varie borse di studio. Loro chiedono un nuovo bando, visto anche come risposta positiva agli attacchi di un Cota che spesso dimostra di non conoscere il bando attuale e ciò che questo rappresenta. Il Presidente sostiene che le borse vangano regalate anche a chi non le merita: in realtà non è affatto così! E per essere vincitori di borsa di studio e di tutti gli altri servizi bisogna avere la media del 25 e un preciso totale di crediti conseguiti a seconda dell'anno di frequenza. La tanto citata meritocrazia di questi tempi è sicuramente fondamentale, ma con ciò non bisogna dimenticare che la ratio dell'EDISU è quella di “sostenere gli studenti capaci seppur privi di risorse economiche". Desiderano quindi, un bando che consideri lo studente come persona e non come una semplice matricola o addirittura un peso fiscale sulla Regione. Infine in questo nuovo bando, da rielaborare per il prossimo Anno Accademico 2012-2013, si auspicano di non vedere più negati determinati diritti agli studenti stranieri, presenti in Piemonte, e annullare alcune limitazioni per questi, che sanno molto di razzismo istituzionale, di cui le politiche della Lega Nord, da troppo tempo si fregiano e rendono colpevoli.
La battaglia affrontata da Valentina e da tutti i ragazzi facenti parte del Movimento dei Borsisti, la potremmo definire una battaglia istituzionale, ma vi è chi pur condividendo questa tipologia di lotta, non si accontenta di questa, cerca e vuole di più; vuole portare questa nelle strade e vuole con questa fare breccia nell’opinione pubblica, spesso sorda a ciò che gli accade intorno. Ne vuole dunque, dare un segnale forte e una dimostrazione completa: questi sono i Ragazzi della VERDI 15 OCCUPATA. Ma chi sono questi ragazzi? Cos’è questa Verdi 15? Questi ragazzi non sono né dei terroristi, né dei Black Block, né dei perdigiorno , né qualunque cosa che spesso la stampa cortigiana dei poteri forti vede di negativo e oscuro in tutti i movimenti antagonisti. Questi ragazzi, così come i Borsisti, non sono altro che i protagonisti e le vittime di questi tagli, tagli da cui speravano di avere una soluzione abitativa garantita. Ed ecco la risposta alla seconda domanda, ecco cos’è la Residenza Verdi, un edificio da circa duecento posti letto disponibili, con cucine, sale studio, aree svago e addirittura una palestra; insomma una casa per lo studente di grande qualità, un paradiso per gli studenti che purtroppo dopo i tagli ha perso ogni sua funzionalità e che assomiglia più a un inferno almeno per il freddo, dovuto alla mancanza di gas. Questo freddo cercano però di sconfiggerlo e a scaldare l’ambiente, ci sono circa cinquanta ragazzi (di cui una ventina vi vive stabilmente dentro) che da un mese, organizzandosi con cucine da campo, riscaldamenti di fortuna e attività di autofinanziamento, occupano lo stabile. Il motivo di questa occupazione è il cercare di bloccare un tentativo di cartolarizzazione di questa struttura, da parte della regione. Il motivo di questa occupazione è l’esigenza di non lasciare per strada ragazzi stranieri (anche loro molto attivi nell’attività politica “verdiana”) venuti dall’India e dal Nord Africa a Torino per studiare e anzi che essere considerati un vanto per il nostro Paese, rischiano di trovarsi senza un tetto sopra le testa. Il motivo di quest’occupazione è la necessità far sentire la loro voce a chi non la vuole ascoltare; come il Ministro del Lavoro e del Welfare, Elsa Fornero che il 6 febbraio scorso, ha messo Piazza Bodoni (Torino) in stato di guerra per paura di confrontarsi tra i tanti “deprivilegiati” italiani di questo periodo tra cui gi studenti senza borse di studio. Questi ragazzi, appoggiati anche dai sindacati di base e dal movimento NO TAV, chiedono come dimostrano le parole di Matilde e Michele (due ragazzi attivi nell’occupazione ndr), oltre al reintegro delle borse di studio, la possibilità di poter dimostrare di essere veramente e concretamente quel motore che muove la società e da cui poter porre le basi di un futuro ad oggi sempre più grigio e ignoto. Pretendono di potersi confrontare con qualche esponente del governo, ad esempio col Ministro per l’Istruzione Francesco Profumo (già Rettore del Politecnico di Torino). Vorrebbero donare a tutti quelli che si definiscono dei “tecnici” la loro idea di università e insieme a questi provare a costruirla: un’università che parti dal basso, dagli studenti, dalla collettività e no che sia imposta e subita dall’alto di decisioni prese da chi non conosce minimante il mondo degli studenti. Un’università che punti e valorizzi la ricerca e che renda gli studenti di oggi i detentori e i trasmettitori della cultura di domani. Loro vorrebbero quindi, un’università che sia sempre più una palestra per la vita e un vivaio per il mondo del lavoro, piuttosto che una fabbrica di precariato.
Nell’attesa di tutto ciò, nell’attesa di veder riconosciuti i propri diritti, le battaglie del movimento dei borsisti continueranno sempre nelle sedi opportune e l’occupazione dei ragazzi della verdi andrà avanti ad oltranza e con maggior forza!!!

