Storie di vita 'decrescenti': co-housing a Torino

Scritto da il 26 Agosto 2013
I co-housers di Via Cottolengo I co-housers di Via Cottolengo

Co-housing a Torino
Per parlare con autenticità della decrescita, occorre sfatare un mito: decrescere non significa andare a vivere in campagna e isolarsi tra gli elfi boschivi. Quello che si evince dalle interviste di questo dossier è che l’assioma descrescita-relazioni umane non si cura dello spazio ma interviene sul cambiamento più profondo delle persone. Da qualche anno è attiva un’associazione, Coabitare, che si occupa di fornire conoscenze, informazioni, idee e strumenti a chi desidera abitare in modo differente e decide di farlo non solo in ambito rurale. Per strappare qualche curiosità in più sull’argomento siamo andati a visitare il Co-housing «numero zero» a Torino in Via Cottolengo n°4. Un antico edificio ristrutturato con tutti i crismi ecologici ed estestici dove, da gennaio 2013, vivono otto nuclei familiari. Fioriere sui balconi e una piacevole galleria di biciclette parcheggiate all’entrata ci accolgono. A raccontarci la scelta di una co–abitazione solidale sono Matteo Nobili, fisico e fotografo 36enne, e Chiara Mossetti, architetto 35enne. Vivere insieme ad altre persone: come nasce questa scelta e perchè? Matteo inizia il racconto: «Sicuramente occorre essere propensi all’aggregazione. In un Cohousing si condividono pensieri, ideologie e “saper fare” ma ognuno mantiente la riservatezza del proprio alloggio. A noi interessava l’ambito urbano, sia per le nostre occupazioni lavorative e sia perchè non concepivamo l’idea di abitar fuori e poi dover utilizzare la macchina quotidianamente con un’elevata produzione di CO2. La scelta del centro città è anche e soprattutto per potersi spostare liberamente in bicicletta o a piedi». Mentre parliamo del progetto, in uno degli otto appartamenti è in corso un simpatico pranzo comunitario. Oltre agli appartamenti privati, il condominio ha a disposizione uno spazioso terrazzo, un laboratorio, un soggiorno e un’ampia sala semi interrata. La domanda sorge spontanea: Come rientra la scelta di un co-housing nella decrescita? «Innanzitutto nel ridurre gli sprechi. Questo è alla base della scelta di una co-abitazione. Nel co-housing «numero zero» ad esempio la scelta preponderante è stata quella di mantenere una metratura medio - piccola (circa 70 mq) per tutte le abitazioni ma di privilegiare l’ampiezza di alcuni spazi comuni». Ma, in pratica, come si traduce quest’attenzione verso i consumi? «La fortuna è stata avere un architetto e un ingegnere nel nostro gruppo che ci hanno permesso una ristrutturazione “secondo natura” e dall’estrema funzionalità. Non a caso rientriamo nei canoni della bio edilizia e siamo in classe A. Sempre nell’ottica ambientalista, siamo provvisti di pannelli solari per l’acqua calda, integrati con una caldaia a condensazione e, in ogni appartamento, è presente il riscaldamento a pavimento che diffonde il calore non comporta inutili dispersioni. Possiamo usare la metafora del dimezzare: noi siamo in otto nuclei famigliari con due grosse lavatrici a disposizione per tutti e quattro macchine. Una sorta di car-sharing tra coinquilini!». Sbirciamo con interesse gli interni delle abitazioni. Seppure diverse per poter rispecchiare gusti e personalità, si contraddistinguono per un buon gusto comune e le travi di legno sui soffitti aiutano ad armonizzare il tutto. Nella fattispecie, le pareti di casa di Matteo e Chiara ricordano i colori del Mali e, infatti, non sono altro che una miscela naturale di argilla, sabbia e paglia. In co-housing numero zero abitano persone dai 30 ai 60 anni e, come ci spiega Chiara: «Fare una scelta simile non significa semplicemente farsi casa propria risparmiando un po’ ma deve includere tanta voglia di scambiarsi competenze. Se ho bisogno di un orlo ai pantaloni o di una buona ricetta in cucina, posso chiedere a Piera (che ha qualche anno in più di noi), mentre noi possiamo facilitarle la vita con i mezzi tecnologici o i lavori più pesanti. C’è uno scambio paritario di talenti e di competenze ma non è tutto. Per viver bene occorre una buona dose di socialità: il più delle volte chi arriva prima a casa la sera, prepara cena per tutti in un’ottica di risparmio del tempo, quello liberato e di condivisione ».Info: www.cohousingnumerozero.org

Dossier: Decrescere fuori per crescere dentro a cura di  Gabriella Mancini.
Nello stesso dossier potete leggere anche:

1. Intervista a Maurizio Pallante: mente italiana della decrescita

2. Decrescita, giovani e medicina

3. Storie di vita 'decrescenti': Vita in Val Maira

4. Storie di vita 'decrescenti': co-housing a Torino

Lascia un commento