Una lettera per non creare una Tor Sapienza torinese

Scritto da il 15 Dicembre 2014

Lo scorso 18 novembre sull’onda dei fatti romani di Tor Sapienza, la destra torinese nelle persone di Maurizio Marrone, Paola Ambrogio (Fratelli di Italia), Fabrizio Ricca, Roberto Carbonero (LegaNord), Andrea Tronzano (Forza Italia) e Ferdinando Berthier (Torino Libera), si è presentata senza alcun preavviso negli stabili occupati dell’Ex Moi (palazzine occupate da circa settecento rifugiati politici) dicendo di rappresentare una Commissione di gestione, incaricata di dover controllare lo stato delle proprietà pubbliche e di esser quindi venuta per effettuare un sopralluogo delle palazzine. La cosa ha creato molti malumori tra i rifugiati che vivono negli stabili e tra il Comitato di solidarietà per i migranti che fin dai primi giorni dell’occupazione supporta le battaglie dei rifugiati politici. Il timore peggiore degli occupanti è stato quello di trovarsi nuovamente senza una casa come già capitato alla fine del febbraio 2013, quando venne decretata finita l’Emergenza Nord Africa, con la conseguente uscita dei profughi dai vari centri di accoglienza del suolo piemontese e italiano.

Premesso che gli stabili in questione sono di proprietà pubblica solo per il 36%, fin da subito sono apparsi chiari i desideri di strumentalizzazione politica della questione, da parte soggetti politici sopracitati. Questi ultimi, con la scusa del volere controllare l’abitabilità dei locali, hanno invece tentato di alimentare, come sempre capita nei periodi di crisi economica, il disprezzo verso lo straniero e il debole socialmente.

Ho utilizzato il termine “tentare”, perché quello degli esponenti politici è stato solo ed esclusivamente un tentativo non riuscito di innescare l’ennesima guerra tra poveri. L’azione è andata a vuoto soprattutto grazie all’intelligenza dei rifugiati politici, che si sono opposti pacificamente e che si sono detti pronti al dialogo con le istituzioni tutte se queste ne avessero la volontà.

Tra le forme di protesta pacifica e significative della giornata vi è stata una lettera scritta sul momento da un rifugiato, che qui di seguito vi propongo.

Per rispetto e per rendere l’idea della velocità della produzione di questa e della criticità del momento, la riporterò esattamente come è stata consegnata, senza alcuna correzione e aggiunta.


"Che bella giornata oggi. Una giornata per esprimersi, per dimostrare a quella gente che pensa che gli immigrati sono la causa della loro crisi, della loro povertà, della loro sofferenza, anzi pensano che gli immigrati gli fregano tutti i beni, lavoro, soldi…

Ditemi, sono 4 anni che siamo qui da voi, che cosa abbiamo cambiato?

Andate a vedere da noi, si certo che siamo più poveri, ma siamo solidali con la gente, con tutti senza distinguere il colore o la provenienza. Voi ci chiamate gente di colore, ci chiamate zingari e ci chiamate marocchini. Questo sono parole razziste.

Voi che mangiate da soli, voi che lavorate e vi divertite fra di voi, senza pensare ai poveri che vi stanno intorno, che passano notti senza mangiare. Oggi è così.

Volete toglierci il tetto, sappiamo perché, perché piove e fa freddo. Non vedete di essere egoisti?

E’ una vergogna, una vergogna per un popolo come gli italiani, per un governo che è all’altezza dell’Europa.

Siamo poveri e siamo neri e siamo africani e siamo italiani, perché fra gli italiani c’è gente che ha sentimenti, che conosce la realtà che viviamo e che sono giorno e notte con noi per abbassarci il dolore, per incoraggiarci ad andare avanti lottando con noi per i nostri diritti fregati da voi, i capitalisti, da voi imperialisti, da voi fascisti e razzisti.

Anche se accettano tutto ciò che avete raccontato su di noi, queste cose sono false. Abbiamo aspettato troppo, qui come vedete siamo tutti giovani, abbiamo un futuro davanti a noi e siamo utili, abbiamo dei talenti, siamo pronti a imparare a integrarci. Quattro anni non sono pochi. E accusate noi, perché non vi vergognate?

In carcere quando un prigioniero resta calmo e tranquillo per ricompensarlo gli danno un lavoro e quello che fa problemi si mette in isolamento. Vuol dire che l’uomo ha bisogno di un lavoro per vivere e soprattutto ha bisogno delle altre persone, perché è naturale. Neanche questo abbiamo avuto."

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