Berlinesi a Torino, torinesi a Berlino....cambiando pelle

Scritto da il 11 Dicembre 2017
Un doppio racconto per uno scambio casa inusuale "Where are we now, where are we now?..."  Lasciamo che la voce di David Bowie, l'anglo-berlinese si spanda per questo ampio salone in cui ci troviamo grazie ad uno scambio casa, non simultaneo, organizzato nei giorni di capodanno, nella capitale tedesca.
E' tutto così affascinante per noi, qui a Berlino, un sogno che volevamo realizzare da molto tempo e che finalmente si è materializzato. Scorrono le immagini del video, da PostdamerPlatz a AlexanderPlatz, e si confondono con quelle di cui si sono appena illuminati e riempiti i nostri occhi.
Ma in questi momenti sospesi, nell'accogliente e interessante abitazione dei nostri nuovi amici intellettuali, vola un pensiero verso di loro. E che faranno “loro” quando a Luglio verranno a Torino ? Christoph e Jessica troveranno la nostra città altrettanto affascinante ed intrigante?
Sforzandoci di non dare subito un risposta affrettata e troppo scontata, ci proponiamo di intervistarli quando avranno completato il loro viaggio. Ecco il bello della proposta homeexchange.com: lo stimolo ad essere curiosi.
Christoph e Jessica sono due bei quarantenni, entrambi giornalisti. La loro casa, a Berlino, è curiosamente a forma di ferro di cavallo, ciò significa che sono abituati ad ammirare le cose, il mondo come la loro casa, da molteplici e non banali prospettive.

“Perché ci avete proposto uno scambio e come vi siete trovati a Torino?” La nostra prima domanda.
Parla Jessica:”Torino ci ha sempre interessato, in quanto città post industriale e allo stesso tempo per la grande storia che ha alle spalle. Sapevamo del museo del Cinema e della Mole grazie alle Olimpiadi del 2006. E poi, “ - ammicca sorridendo a Christoph, “siamo entrambi buongustai”.
“Sì”, conferma Christoph ridendo,” a Torino abbiamo fatto le Olimpiadi del Cibo!”.
“E la casa, così inserita nel contesto del Borgo San Paolo, un quartiere storico di Torino, l'avete trovata di vostro gradimento?” ci informiamo incuriositi.
Risponde Christoph: “La casa è stata perfetta, dal settimo piano godevamo di un'ottima visuale e noi, buoni camminatori, abbiamo approfittato delle giornate assolate e della relativa vicinanza al centro per fare parecchie passeggiate verso Via Roma, Piazza Castello e il quadrilatero Romano.”
Non volendo insistere troppo, terminiamo l'intervista con l'ultima domanda: “Cosa avete apprezzato di più?”
“Il cibo, sicuramente e il Borgo San Paolo, che ti da la possibilità di camminare tra viuzze,
anche pedonali, a misura d'uomo. Dall'elegante Corso Peschiera si entra velocemente in un pot-pourri a raggiera di uomini e case sparse tra via Pollenzo, via Cantalupo, via Murialdo “-quest'ultimo nome pronunciato con difficoltà ma comunque in modo comprensibile - “ e via di seguito dove si nota una trasformazione sociale e umana particolarmente affascinante. Desueti risuolifici, calzolai e sartorie con le antiche insegne anni ’50 – alcuni dei quali gestiti da anziani cittadini del Sud Italia, che siamo riusciti a distinguere grazie ai loro tratti somatici, si alternano a macellerie arabe e rumene, kebabbari, parrucchieri e sartorie cinesi, gastronomie sud americane e forni con i migliori
grissini locali: i rubatà. Insomma un piccola Berlino ma con tanti gusti differenti da sperimentare!”
Infine Jessica ha un ricordo particolare: “Tra il chiasso delle rotaie del tram e il fermento di via Monginevro abbiamo amato il piccolo mercato di Via Di Nanni, che tra i rintocchi delle campane, ci ha permesso di gustare ortaggi molto buoni e conoscere qualche simpatico venditore che ha improvvisato per noi un piccolo corso di lingua italiana, e qualche canzone cantata in stile Pavarotti.
“Pavarotti? Davvero? “ esclamiamo stupiti. “Sì lo stile era quello, ma la voce... beh non proprio la stessa!“. Con una risata contagiosa, termina la nostra intervista che ci ha trasmesso emozioni positive. Questo scambio casa non solo ci ha permesso di conoscere Berlino ma di sentire valorizzati i nostri luoghi e la nostra terra, quella che, in fondo, maternamente, sempre ci riaccoglie alla fine di ogni scambio!

Gabriella Mancini

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